16 febbraio, 2009

Siracusa, Palazzo Impellizzeri 14/02/09: S.Valentino all'insegna della cultura


La Sala Convegni di Palazzo Impellizzeri, ha visto celebrarsi ieri un S. Valentino della cultura con lo svolgimento della prima presentazione ufficiale nel nuovo libro della Edizioni Edessae, scritto da Melinda Miceli.
I lavori sono stati aperti dall’arch. Sebastiano Monieri presidente dell’Associazione culturale Stoà di Siracusa, moderatore dell’incontro che, ringraziando i partecipanti all’evento ha sottolineato come lo stesso fosse un gesto d’amore collettivo nei confronti di un territorio, il sud-ovest del Val di Noto, straordinario per patrimonio culturale ed irripetibile per il proprio substrato storico. Successivamente, è stato presentato un video di saluto inviato dall’editore Anna Morale che per motivi di lavoro non era presente alla manifestazione.
“Siracusa e le meraviglie dell’Unesco” ha incontrato il plauso dei relatori, il presidente del Consorzio Universitario Archimede di Siracusa Salvo Baio ed il Preside della Facoltà di Architettura dell’Università di Catania Giuseppe Dato, che oltre all’affrontare criticamente i contenuti del volume, considerato un valido contributo all’incremento della cultura del territorio nella provincia di Siracusa, hanno colto l’occasione per affrontare tutte le implicazioni che il riconoscimento Unesco comporta. In particolare, il dr. Baio ha ricordato che l’entrata nel Word Heritage, comporti l’assunzione di un serio impegno di tutela e Valorizzazione del patrimonio protetto da parte di tutti, amministratori e popolazione, e che tale riconoscimento, tutt’altro che definitivo, può anche essere perduto se non ci si dimostri all’altezza del compito assunto.
L’architetto Dato ha invece posto l’accento sul taglio particolare del libro, che pone in stretto rapporto le città trattate, Siracusa, Noto, Sortino e Palazzolo con il proprio territorio, armonizzando l’antropico ed il naturalistico, lodando particolarmente la qualità delle immagini che arricchiscono il volume.
L’arch. Monieri successivamente pone in evidenza la traduzione inglese della parte del volume dedicata a Siracusa, curata dalla professoressa Mariagabriella Vinci, docente dell’Istituto Nautico di Siracusa e della Facoltà di Architettura, sottolineando come i contenuti del libro di Melinda Miceli siano stati utilizzati dalla prof. Vinci per realizzare un sito in lingua inglese ed italiana, a supporto degli studenti della Facoltà ed al contempo utile a diffondere anche in rete la conoscenza del patrimonio storico-artistico della provincia di Siracusa.
Ha preso poi la parola Melinda Miceli, incentrando il proprio intervento sul valore del barocco del Val di Noto, visto nelle proprie peculiarità artistiche, come frutto anche dei periodi storici precedenti del territorio, e non solo come riflesso locale di uno stile internazionale, trattando il tema con dovizia di particolari e foga appassionata.
Al termine dell’intervento della autrice è intervenuto l’Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Siracusa Giuseppe Munafò, che ha portato il saluto del Sindaco di Siracusa Roberto Visentin, e che ha sottolineato l’importanza di opere di divulgazione come quella presentata, particolarmente in vista dello svolgimento del G8 ambiente a Siracusa, e che sia fondamentale produrre anche opere in altre lingue anche extraeuropee. Ha fatto Seguito il Sindaco di Sortino Paolo De Luca, ponendo l’accento sulla necessità di collaborazione tra le Amministrazioni Locali, e ha lamentato come recentemente, un’Associazione realizzata tra i Comuni della fascia montana della provincia proprio a tal fine sia sta resa in operativa per l’entrata in vigore di una legge nazionale. Sullo stesso tenore è stato l’intervento dell’Assessore Provinciale alla Cultura Roberto Meloni che ha concluso gli interventi. Erano presenti anche Michele Mangiafico, Presidente del Consiglio Provinciale, Piero Maltese, Consigliere del Comune di Siracusa, e Giuseppe Assenza, Presidente del Consorzio A.S.I. (Area Sviluppo Industriale) di Siracusa.
Alle ore 20,30 Conclusi gli interventi e ringraziati tutti i partecipanti, l’arch. Monieri ha chiuso i lavori.

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27 dicembre, 2008

Presepe a Siracusa



Niente figuranti infreddoliti, niente pastore che prepara la ricotta calda davanti gli occhi sbigottiti dei bimbi, quest'anno il presepe alla "balza Akradina" a Siracusa è diverso da tutti quelli degli anni scorsi.
Quest'anno 59 statue, frutto del lavoro di maestri scultori, alte ognuna due metri e venti, realizzate in polistirolo ad «alta densità», reso molto resistente alle intemperie, nonostante la leggerezza, grazie a un particolare procedimento, sono state collocate nell'area sottostante la "cittadella Sportiva".
L'iniziativa è stata promossa e fa parte del «progetto Archimede» e sara' fruibile fino all’8 gennaio 2009.
Foto scattata e gentilmente concessa dalla Signora L.Bevilacqua

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22 novembre, 2008

Archimede di Siracusa


Come non parlare del piu' grande genio di tutti i tempi?
Archimede di Siracusa (in greco Ἀρχιμήδης; Siracusa, circa 287 a.C. – Siracusa, 212 a.C.) è stato un matematico, astronomo, fisico e inventore greco antico. È stato uno dei massimi scienziati della storia.
Si hanno pochi dati certi sulla vita di Archimede. Tutte le fonti concordano sul fatto che fosse siracusano e che sia stato ucciso durante il sacco di Siracusa del 212 a.C. Tra le poche altre notizie certe vi è inoltre quella, tramandata da Diodoro Siculo, che abbia trascorso un soggiorno in Egitto, e che ad Alessandria d'Egitto strinse amicizia con il matematico e astronomo Conone di Samo, come si evince dal rimpianto per la sua morte espresso in alcune opere. Tornato a Siracusa, tenne corrispondenza con vari scienziati di Alessandria, tra i quali Dositeo ed Eratostene, al quale dedicò il trattato Il metodo e rivolse il problema dei buoi del sole.
Secondo Plutarco era imparentato col monarca Gerone II, tesi controversa che trova comunque riscontro nella stretta amicizia e stima che, anche secondo altri autori, li legava. La data di nascita non è certa. Viene di solito accettata quella del 287 a.C., sulla base dell'informazione, riferita dall'erudito bizantino Giovanni Tzetzes, che fosse morto all'età di settantacinque anni.Non si sa però se Tzetzes si basasse su fonti attendibili ora perdute o avesse solo tentato di quantificare il dato, riportato da vari autori, che Archimede fosse vecchio al momento dell'uccisione. L'ipotesi che fosse figlio di un astronomo siracusano di nome Fidia (altrimenti sconosciuto) è basata sulla ricostruzione del filologo Friedrich Blass di una frase di Archimede, contenuta nell'Arenario, che nei manoscritti era giunta corrotta e priva di senso.Se questa ipotesi fosse corretta, si può pensare che abbia ereditato dal padre l'amore per le scienze esatte.

Dalle opere conservate e dalle testimonianze si sa che si occupò di tutte le branche delle scienze matematiche a lui contemporanee (aritmetica, geometria piana e geometria solida, meccanica, ottica, idrostatica, astronomia ecc.) e di varie applicazioni tecnologiche.

Polibio, Tito Livio e Plutarco riferiscono che durante la seconda guerra punica, su richiesta di Gerone II, si dedicò (a detta di Plutarco con minore entusiasmo ma secondo tutti gli autori con non minori successi) alla realizzazione di macchine belliche che potessero aiutare la sua città a difendersi dall'attacco di Roma. Plutarco racconta che, contro le legioni e la potente flotta di Roma, Siracusa non disponeva che di poche migliaia di uomini e del genio di un vecchio; le macchine di Archimede avrebbero scagliato massi ciclopici e una tempesta di ferro contro le sessanta imponenti quinquereme di Marco Claudio Marcello. Nel 212 a.C. fu ucciso durante il sacco della città.

Nell'immaginario collettivo il ricordo di Archimede è indissolubilmente legato a due aneddoti leggendari. Vitruvio racconta che avrebbe iniziato ad occuparsi di idrostatica perché il sovrano Gerone II gli aveva chiesto di determinare se una corona fosse stata realizzata con oro puro oppure utilizzando all'interno altri metalli. Egli avrebbe scoperto come risolvere il problema mentre faceva un bagno, notando che immergendosi provocava un innalzamento del livello dell'acqua. Questa osservazione l'avrebbe reso così felice che sarebbe uscito nudo dall'acqua esclamando "εὕρηκα" (héureka!, ho trovato!). Se non si avesse il trattato Sui corpi galleggianti non si potrebbe dedurre il livello dell'idrostatica archimedea dal racconto vitruviano.
Due celebri aneddoti:
Un altro detto attribuito ad Archimede che ha avuto altrettanta fortuna è connesso al suo interesse per la costruzione di macchine capaci di spostare grandi pesi con piccole forze. Secondo una storia tramandata da Pappo di Alessandria e Simplicio, lo scienziato, entusiasmatosi per le possibilità offerte dalla nuova meccanica, avrebbe esclamato «datemi un punto d'appoggio e vi solleverò il mondo».

« Ad un tratto entrò nella stanza un soldato e gli ordinò di andare con lui da Marcello. Archimede rispose che sarebbe andato dopo aver risolto il problema e messa in ordine la dimostrazione. Il soldato si adirò, sguainò la spada e lo uccise. »
La leggenda ha tramandato ai posteri anche le ultime parole di Archimede, rivolte al soldato romano che stava per ucciderlo: «noli, obsecro, istum disturbare» (non rovinare, ti prego questo disegno).

Plutarco, dal canto suo, narra tre differenti versioni della morte di Archimede. Nella prima afferma che un soldato romano avrebbe intimato ad Archimede di seguirlo da Marcello; al suo rifiuto di farlo prima di aver risolto il problema cui si stava applicando, il soldato lo avrebbe ucciso. Alla notizia dell'uccisione dell'inventore, Marcello avrebbe fatto immediatamente uccidere il soldato per squartamento, visto che aveva dato ordine di catturare il luminare vivo date le sue notevoli capacità. Nella seconda un soldato romano si sarebbe presentato per uccidere Archimede e quest'ultimo lo avrebbe pregato invano di lasciargli terminare la dimostrazione nella quale era impegnato. Nella terza, dei soldati avrebbero incontrato Archimede mentre portava a Marcello alcuni strumenti scientifici, meridiane, sfere e squadre, in una cassetta; i soldati, pensando che la cassetta contenesse oro, lo avrebbero ucciso per impadronirsene.

Secondo Tito Livio e Plutarco,Marcello, che avrebbe conosciuto e apprezzato l'immenso valore del genio di Archimede e forse avrebbe voluto utilizzarlo al servizio della Repubblica, sarebbe stato profondamente addolorato per la sua morte. Questi autori raccontano che fece dare onorevole sepoltura allo scienziato. Ciò non è però riferito da Polibio, che è considerato fonte più autorevole sull'assedio e il saccheggio di Siracusa.

Cicerone racconta di avere scoperto egli stesso la tomba di Archimede grazie ad una sfera inscritta in un cilindro, che vi sarebbe stata scolpita in ottemperanza alla volontà dello scienziato.

« Summis ingeniis dux et magister fuit »
« Dei più alti ingegni fu guida e maestro »
(J.L. Heiberg, Archimedis opera omnia III, Prolegomena XCV)

Fonte:http://it.wikipedia.org/wiki/Archimede
Foto:Statua di Archimede in un parco a Berlino.

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